giovedì 20 marzo 2008

Saper leggere la busta paga

E’ forse il momento più atteso da ogni lavoratore a fine mese. Tuttavia spesso ci si limita a dare un’occhiata alla cifra netta percepita in basso a destra. Ma come si arriva a quell'importo? E come decifrare le varie voci e i diversi elementi che compongono la busta paga?
Di seguito un piccolo aiuto per facilitarne la lettura: un elenco delle principali voci che compongono il cosiddetto "cedolino".
Minimo tabellare o paga base o minimo contrattuale. E’ il livello minimo di trattamento economico stabilito per ogni categoria dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL). Non sono ammesse differenze di trattamento legate al sesso e non esistono più le gabbie salariali che prevedevano retribuzioni diverse a seconda dell'area geografica.
Superminimo. È la quota di retribuzione che migliora il livello base stabilito dai CCNL. Può essere individuale o collettivo: nel primo caso il datore di lavoro premia la bravura del lavoratore, nel secondo caso la retribuzione extra è il risultato di una contrattazione tra azienda e sindacati.
Orario di lavoro. Il limite massimo è fissato dalla legge in 40 ore settimanali. Le ore di straordinario, cioè quelle che superano l'orario normale di lavoro, sono pagate a parte con una maggiorazione di almeno il 10% rispetto alla retribuzione ordinaria. Lo straordinario massimo è di 2 ore al giorno per un totale di 12 alla settimana, ma i contratti possono stabilire limiti diversi. Sono previste maggiorazioni anche per il lavoro notturno (dalle 24 alle 6) e per il lavoro nei giorni festivi.
Scatti di anzianità. Rappresentano la quota di retribuzione calcolata in base all'anzianità di servizio del lavoratore. L'importanza dell'anzianità nella busta paga si è notevolmente ridotta, poiché prevale sempre più l'idea che sia giusto premiare non l'anzianità ma l'esperienza professionale dei lavoratori. Tuttavia gli scatti restano e sono generalmente biennali e in cifra fissa.
Indennità. Nella busta paga sono presenti una serie di indennità calcolate in genere come percentuale rispetto al minimo gabellare o in misura fissa. Le più ricorrenti sono:
- indennità per lavori nocivi, per i lavoratori sottoposti a situazioni di pericolo e rischio per la salute;
- indennità di cassa, cioè l'indennità per il rischio derivante dal maneggio di denaro e di valori appartenenti all'azienda;
- indennità di mansione o di categoria, collegata allo svolgimento di determinate mansioni (vi rientra, ad esempio, l'indennità per patto di non concorrenza destinata a chi non 'ceda' brevetti e innovazioni di cui è a conoscenza ad aziende rivali);
- indennità sostitutiva di mensa, questa indennità non ha natura di retribuzione ma di servizio e quindi non concorre a formare il nostro reddito: la maggior parte delle imprese prive di una mensa aziendale fornisce infatti ai suoi dipendenti buoni pasto, che sono esenti ai fini sia contributivi che fiscali nel limite giornaliero di 5,29 euro;
- indennità di trasferta, cioè l'indennità che ci spetta per il pernottamento esterno, che i contratti tendono a distinguere dalla diaria che è invece la trasferta senza pernottamento.
Tredicesima. I contratti di lavoro prevedono tredici e talvolta quattordici mensilità. L'ammontare della tredicesima è più o meno quello di una normale retribuzione mensile. Stesso discorso per la quattordicesima, prevista dai contratti di giornalisti, dell’alimentare, del commercio e degli impiegati edili.
Fringe benefit. Sono una serie di benefici accessori che sono concessi al dipendente dall'azienda, la quale, generalmente, ha un vantaggio fiscale e contributivo. Questi benefit si traducono per il dipendente, in retribuzione imponibile sulla base del criterio del 'valore normale' del bene o del servizio ovvero del loro prezzo di mercato. Tra i più diffusi, il telefonino e la vettura aziendale.

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